Archivio per dicembre 2012

Un tetto per Le radici e le ali

3 dicembre 2012

Pubblichiamo in anteprima un appello che inoltreremo nei prossimi giorni ai destinatari indicati all’inizio del testo che potete leggere qui di seguito.
Chi voglia aderire per solidarietà con l’associazione e il suo lavoro sul territorio puo’ inviare una mail (con nome, cognome, professione ed eventualmente attività di volontariato, associazione o comunità di appartenenza, ecc.) a:

leradicieleali@gmail.com

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UN TETTO PER LE RADICI E LE ALI

APPELLO AL COMUNE DI MILANO

Milano,

Al Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia

All’Assessore alla casa, al demanio ed ai lavori pubblici, Lucia Castellano

All’Assessore per le politiche sociali e la cultura della salute, Pierfrancesco Majorino

All’Assessore alla sicurezza e coesione sociale, polizia locale, protezione civile, volontariato, Marco Granelli

Al Presidente del Consiglio Comunale, Basilio Rizzo

Al Presidente del Consiglio di Zona 6, Gabriele Rabaiotti

Al Presidente della Commissione Casa di Zona 6, Massimo Ripamonti

Dal 1996 esiste in zona Lorenteggio-Giambellino una scuola d’italiano per stranieri. Un gruppo di volontari (studenti universitari, insegnanti, lavoratori, pensionati), tiene ogni anno corsi serali completamente gratuiti, aperti a tutti.
Nel 2006 si è costituita un’associazione (LE RADICI E LE ALI ONLUS): stipulato un contratto con l’ALER, si è preso in affitto un piccolo edificio (L’EX CASETTA COMUNALE DELL’ACQUA POTABILE DI VIA GIAMABELLINO 150) e si è ristrutturato interamente il locale (impianto elettrico; pavimentazione; sanitari; imbiancatura; stufe).
Alla scuola d’italiano si sono così affiancate iniziative di più ampio respiro, in collaborazione con associazioni di zona e reti associative cittadine: scuola pomeridiana delle donne, cineforum, incontri e dibattiti culturali, sportello legale, scuola di arabo, corsi di formazione per insegnanti e mediatori culturali.
Tutte attività a titolo completamente gratuito, basate esclusivamente sul volontariato. Tutte attività svolte senza avvalersi, né chiedere, alcun finanziamento pubblico.
Perché? Perché lo scollamento sociale, linguistico, culturale nel quartiere era e resta notevole. Perché abitare un quartiere non può significare solo abitare in un quartiere, senza vivere relazioni sociali, rapporti culturali, senza praticare una “cittadinanza attiva”. Perché la disintegrazione sociale ed un possibile dilagare del razzismo erano e sono un pericolo.
Nonostante le reiterate riparazioni e manutenzioni autonomamente svolte (soffittatura, pulitura periodica delle grondaie), NELLA SEDE DI VIA GIAMBELLINO 150 PIOVE, E PIOVE SEMPRE DI PIU’. IL TETTO IN AMIANTO DELL’EDIFICIO SI STA LETTERALMENTE SGRETOLANDO E LE INFILTRAZIONI DIVENTANO CONSISTENTI.
La presenza di amianto e lo stato di deterioramento del tetto del civico di via Giambellino 150 sono stati segnalati all’ALER fin dal 2008, e sono ampiamente noti (esiste, per esempio, uno studio pubblicato sul sito del Politecnico di Milano in cui è rilevata la situazione).
Sarebbero sufficienti lavori di rimozione e bonifica di ben modesta entità. L’ALER, invece, ELUDE COMPLETAMENTE LE RICHIESTE DI INTERVENTO E LO STESSO CONTRATTO DI AFFITTO. Di più: si sottrae ad ogni relazione.
Si è già avuto modo di segnalare anche presso il Consiglio di Zona (incontro con le associazioni del gennaio 2012) e alla segreteria dell’Assessorato alla Casa (scambio di mail del giugno-luglio 2012) le difficoltà dell’associazione Le radici e le ali e le criticità della sede dell’ex casetta comunale dell’acqua potabile di via Giambellino 150.
Ora, visto il drastico e rapido peggioramento della situazione, rivolgiamo un APPELLO al CONSIGLIO DI ZONA 6 ed al COMUNE DI MILANO. Vogliamo sperare che si assumano in carico almeno parzialmente il problema, intervenendo direttamente e/o contribuendo a trovare una soluzione.
Riteniamo indispensabile una MEDIAZIONE E UN’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ POLITICA E ISTITUZIONALE da parte del Comune, visto che ogni tentativo di avere un’interlocuzione con l’ALER, da parte di semplici cittadini, è risultato vano.
In ogni caso, sarebbe paradossale che uno stabile precedentemente dismesso, regolarmente riassegnato, e quindi ristrutturato e ridestinato ad attività di aggregazione sociale ed inter-cultura (con un’apertura di almeno quattro sere a settimana da ottobre a luglio, e una media di un centinaio di studenti iscritti all’anno), ricadesse in uno stato di abbandono, in un quartiere che avrebbe un profondo bisogno di percorsi di condivisione, di partecipazione e di riqualificazione degli spazi.
UN TETTO PER UNO SPAZIO MODESTO, PER CUI SI È DISPONIBILI A PAGARE UN AFFITTO E CHE SI È GIÀ AMPIAMENTE RISTRUTTURATO ED APERTO AI CITTADINI ED AGLI ABITANTI DEL QUARTIERE. POSSIBILE NON OTTENERLO? LA RIMOZIONE DI POCHI PANNELLI DI AMIANTO, POSSIBILE NON OTTENERLA?

ADESIONI
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